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Chiesa di San Francesco d’Assisi

Già dal XVI secolo alcune antiche famiglie di Mendrisio, appoggiate dai Troger del Canton Uri (per generazioni landscriba, segretari dei governatori elvetici), invitavano regolarmente i cappuccini francescani, ma le autorità religiose e politiche concessero la costruzione del convento solo nel 1621, preoccupate dalla concorrenza con i Servi di Maria e con i francescani del Bigorio. Chiuso il convento nel 1852 e completamente demolito nel 1853 per far posto all’ospedale, resta solo la chiesa, consacrata nel 1635. Oltre alla statua seicentesca della Madonna immacolata, ospita numerose tele seicentesche, alcune di notevole pregio, mentre – purtroppo – un insensato restauro ottocentesco ha demolito gli altari laterali in legno lavorato come il maggiore, ancora in parte conservato, e le pareti bianche ricoperte con pesanti dipinti neoclassici del profugo milanese Saletta, poi attivo in Santa Maria. Questi ornati sono poi stati quasi tutti cancellati nel 1965, quando anche l’affresco in facciata fu sostituito da un mosaico di Gino Macconi (1928-1999).

Tra le opere databili entro la prima metà del Seicento si distinguono l’affascinante pala d’altare col Crocifisso tra i santi Francesco e Carlo, attribuita variamente a pittori milanesi tra cui Girolamo Chignoli, i San Paolo Eremita e San Bonaventura presso l’entrata, attribuiti a Frà Semplice da Verona, la Madonna col Bambino in coppia con L’estasi di San Francesco nel presbiterio, dipinti emiliani memori del Guercino, o le Stigmate di San Francesco nel coro dei frati dietro l’altare, una tra le numerose versioni di un dipinto di Ortensio Crespi. Invece è visibile nell’atrio dell’ospedale la Natività, con gli stemmi del Troger e sua moglie, opera pregevole che ha dato il nome all’anonimo maestro, autore anche delle Sante Lucia e Aopollonia e dello Stendardo di Monte oggi al Museo d’arte.

Le processioni escono dal nucleo antico borgo (che aveva l’altro portone in piazzetta Borella), per toccare il convento e percorrere il viale di tigli davanti alla chiesa, ritornando quindi sui suoi passi.

E’ da notare che, nonostante nel resto del mondo cattolico i Francescani fossero tra gli ordini più attivi nell'organizzazione di sacre rappresentazioni e nella diffusione delle espressioni popolari della fede, a Mendrisio essi non svolsero mai un ruolo attivo nell’allestimento delle processioni della Settimana Santa.

Sul viale fino all’Ottocento si tenne un mercato mensile. I tigli piantanti a metà Novecento sono stati sradicati nella primavera del 2014, per essere sostituiti.