TRASPARENTI    

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L'Ottocento

La prima documentata produzione dei “trasparenti” si colloca nel controverso periodo politico che va dall’allontanamento dell’ultimo landfogto nel 1798, all’istituzione del nuovo Cantone nel 1803. Anche le vicende italiane influirono pur sempre nella vita di Mendrisio; in ogni caso la vita religiosa del cantone restò ancorata alle diocesi di Milano e di Como fino al 1885. L’evento più importante per le processioni di Mendrisio fu la soppressione dei conventi, tra cui quello dei Servi di Maria nel 1852. Finché i frati vissero nel borgo è sicuro che almeno i dipinti delle 10 grandi “porte”, con quelli per la chiesa e il convento erano da essi custoditi. Ma già nel 1838 il Comune fece fare al pittore Augusto Catenazzi 12 “fanali” da collocare in Corsobello, e i soggetti furono scelti da don Giuseppe Franchini come lui stesso scrive nel suo “Diario”. Possiamo immaginare che molti cittadini volessero ornare le loro case con altri “trasparenti” più maneggevoli da conservare privatamente, che perciò si moltiplicarono. Forse a questo periodo appartengono la “collana Viscardi” in Piazza del ponte, che presenta affiancate scene dell’Antico e del Nuovo Testamento e le opere in Piazzetta Borella, specie quelle sulla casa che fu del pittore Antonio Baroffio, con la cui pittura neoclassica dimostrano qualche affinità, benché la tecnica utilizzata non li renda effettivamente “trasparenti”. Dopo la partenza dei Servi di Maria venne in parte a cadere il controllo su tutte le manifestazioni, che lentamente decaddero: alcuni prevosti lamentarono il comportamento irrispettoso dei partecipanti alle processioni, nuove costruzioni indussero gli allestitori a trovare altre collocazioni per le “porte”, alcune anche rimontate senza tener conto della coerenza tra il soggetto centrale e i laterali. Anche gli incendi e la cattiva conservazione contribuirono a creare dei vuoti nella serie originale. Infine la superficialità con cui si considerava la manifestazione – ormai più che altro uno spettacolo di teatro popolare – determinò la produzione di “trasparenti” con soggetti non più coerenti con il tema della passione di Cristo e dei Dolori di Maria e sovente anche di scarsa qualità e di contenute dimensioni. Si distinguono comunque le grandi e ben fatte opere di Giuseppe Monti, che aveva studiato a Brera, tra cui lo spettacolare Sacrificio d’Isacco nel portone di via San Damiano.