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L'iconografia

Dire che i soggetti dei “trasparenti” di Mendrisio appartengono alla storia sacra può essere corretto, ma è certamente riduttivo, e d’altra parte senza conoscerne la storia e senza distinguerne le diverse origini non si riesce ad identificarne un disegno coerente.
Della prima serie delle “porte” forse commissionate da fra' Antonio Maria Baroffio tra il 1789 il 1794 (e probabilmente fino alla sua morte nel 1798) conosciamo i 18 soggetti, in un intreccio tra Via crucis e Via Matris, tra Vangeli canonici e altre fonti. Il parallelismo tra le due figure è confermato dalla scritta in uno dei due “archi” attribuiti a Bagutti (forse le mensole di una “porta” scomparsa) oggi esposti in via Nobili Rusca: «Passio filii erat passio Matris». Considerando le opere rimaste si nota anche che la figura di Maria è spesso collocata in modo da risultare quanto meno paritaria a quella del figlio. Se ne conclude che uno tra gli scopi di questa produzione era una sorta di promozione dei committenti Servi di Maria, ritenuta necessaria in tempi non facili per i frati. Ma esaminando altre scene si deducono più nobili intenti. Ad esempio nella scena della Flagellazione, Cristo è legato ad una mezza colonna conica, forse derivata da quella conservata nella chiesa romana di Santa Prassede e considerata originale, conferendo alla scena un certo “valore storico”. Anche la scelta di dedicare ben due opere al tema dell’Orazione nell’orto, quella rimasta e un’altra, scomparsa, in cui Cristo svegliava gli apostoli, forse aveva lo scopo di sottolineare l’intento di tutta la serie: risvegliare nei fedeli la partecipazione agli eventi della fede.
Un’altra serie, la così detta “collana Viscardi” probabilmente di primo Ottocento, palesa scelte iconografiche derivate da un’ottima conoscenza delle fonti, essendo formata da 9 coppie di scene, con a sinistra una scena dal Nuovo e a destra dell’Antico Testamento; ad esempio: Cristo nel sepolcro e Giona nella balena, Cristo deriso e Sansone alla macina; Giuda vende Cristo e Giuseppe venduto dai fratelli.
Con l’allentarsi della sorveglianza ecclesiastica sulle scelte dei soggetti, si assiste da un lato ad una ripetizione delle medesime scene, o all’allargamento ad altre dai logici “precedenti” ebraici (Caino e Abele, il sacrificio di Isacco, le storie di Mosè), o all’introduzione di altre meno immediatamente legate al tema della Passione ma pur sempre incentrate sulla vita di Cristo (la Samaritana al pozzo, la consegna delle chiavi a Pietro), e dall’altra a scelte tanto “innocue” quanto banali: Il volto di Cristo, o di Maria, o di Maddalena, o di qualche profeta o angelo; per non dire degli oggetti legati alla Passione (chiodi, lance, ecc.), o dei cartigli. Si distinguono un paio di trasparenti (purtroppo non più esposti) dedicati quasi solo alla decorazione geometrica con qualche simbolo sacro, in parte determinati dalle difficoltà dei loro autori nel rappresentare figure, con risultati decisamente migliori delle mal riuscite copie dilettantesche di opere celebri. Uno si potrebbe definire “laico”, cioè con decorazioni che circondano la bandiera svizzera. Si dice che il committente, chiaramente liberale e forse anche ateo, volesse partecipare alla manifestazione del borgo senza rinunciare ad esporre garbatamente i suoi ideali. Penso che questa sia la miglior dimostrazione della forza e vitalità di questa tradizione centenaria, al di là di ogni credo e ideologia legati a brevi periodi storici.