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I personaggi leggendari

I personaggi leggendari presenti nella processione del Giovedì Santo incarnano la principale peculiarità della Funziun di Giüdee e si distinguono in due categorie: quelli citati nei Vangeli apocrifi ed entrati così nella tradizione popolare e quelli invece che la gente di Mendrisio si è inventata di sana pianta. Dagli scritti apocrifi d'epoca medievale (come la leggenda intitolata Mors Pilati) deriva ad esempio il personaggio della Veronica, una pia donna che asciugò il volto del Signore i cui lineamenti rimasero impressi sul panno ch'ella esibisce durante tutta la rappresentazione; in realtà il nome della donna indica l’oggetto che porta, cioè la « vera icona », l’autentica immagine del volto di Cristo. Presente nei Vangeli apocrifi (e più precisamente nel Vangelo di Nicodemo o Atti di Pilato) è invece il soldato romano Longino, che precede il gruppo del Cristo e che avrebbe trafitto con la propria lancia il costato di Gesù per assicurarsi della sua morte.

Altre figure ancora sono totalmente inventate. È il caso di Ungino, il soldato romano che trascina Gesù con una corda legata alla croce ed impugna a mo’ di frusta un ramo di pesco fiorito. O ancora il ragazzo porta-tazza, che disseta il Messia durante la salita al Calvario e che simboleggia la tradizione, in uso a quell'epoca e ricordata anche dai Vangeli di Marco e Matteo, di offrire da bere una mistura di vino e mirra che narcotizzasse i condannati a morte in vista dell'atroce sofferenza della crocifissione.

Il portascure dovrebbe invece essere un'invenzione popolare calcata sulla figura del maestro di giustizia (il boia) che durante il periodo dei Baliaggi italiani prendeva forse parte al corteo. Senza alcun riscontro storico sono pure i ragazzi ebrei con chiodi e martelli (un’allusione alla crocifissione) che aprono la sfilata, i due portacroce che accompagnano i ladroni ed i Mori, agghindati con orecchini e turbanti sormontati dalla mezzaluna musulmana, che rappresentano in maniera ingenua la fastosa corte orientale di Erode, in cui troviamo anche un Sommo sacerdote, identificato dalle tavole della legge che porta in grembo, ma che risulta essere un'evidente ripetizione. Poco prima infatti è ben visibile Caifa, che rivestì la carica di sommo sacerdote durante gli anni della crocifissione di Gesù, ed il suo predecessore Anna.

Il personaggio più misterioso di tutti è però il cavaliere chiamato Nascia, che sfila subito dopo il gruppo del Cristo. Nascia - la cui figura è sconosciuta tanto ai Vangeli quanto alla tradizione popolare - monta a cavallo in compagnia di un bambino che lo cinge in vita e che tiene in mano una pietra argentata. L'unica ipotesi avanzata per spiegare la presenza di questa strana coppia è che il ragazzo rappresenti uno dei tanti monelli che, durante le esecuzioni, lanciavano sassi contro i condannati alla crocifissione che sfilavano per le strade di Gerusalemme in direzione del Calvario.